da Fragmenta numeroDIECI luglioduemilacinque
LA CRIPTA DI S. PRIMO ALL'ARCHIVIO DI STATO
di Maddalena Franceschi
Nel 2001 l’Archivio di Stato di Via Senato, al fine di creare
nuovi spazi per contenere l’immensa mole dei documenti che raccoglie, ha
dato inizio a lavori di ampliamento sul lato posteriore dell’edificio.
Dovendo compiere scavi per le fondamenta della nuova struttura, è stato
richiesto l’intervento della Soprintendenza archeologica.
Sono stati effettuati dei sondaggi preliminari che hanno rilevato
l’esistenza di alcune strutture murarie. In seguito sono stati eseguiti
dei carotaggi che hanno confermato l’ipotesi dell’esistenza di strutture
architettoniche. I lavori di edilizia sono stati fermati ed è cominciato
lo scavo vero e proprio che ha, nel corso degli anni successivi,
riportato alla luce ciò che rimane della Cripta dell’antico monastero di
S. Primo.
Fino ad allora la memoria di questo complesso monastico rimaneva solo
nella toponomastica: la via si chiama ancora S. Primo.
Le prime notizie sul monastero di S. Primo risalgono al XII secolo: il
complesso sorgeva nella parte orientale della città di Milano, a sud-est
del Monastero delle Umiliate di Santa Maria in Vigevano. Già dal XIII
secolo è attestata in S. Primo la presenza di monaci appartenenti
all’ordine degli Agostiniani che vi si insediarono stabilmente dal XIV
secolo con otto frati, unendosi al priorato di S. Ambrogio ad Nemus di
Milano.
Dal XV secolo è attestata la presenza della confraternita laica dei
Disciplini di San Biagio.
Nel 1576 ci giunge notizia di alcuni lavori di restauro da una Visita
Pastorale, ma nel 1577 un altro documento si riferisce al complesso
definendolo distrutto.
Si ritrovano tracce della chiesa di S. Primo solo nel 1619, momento in
cui iniziarono i lavori di restauro che si conclusero nel 1632.
Purtroppo la struttura nel 1664 fu distrutta nuovamente quando il vicino
Collegio Elvetico acquistò l’area di S. Primo cominciandone
l’abbattimento che si concluse nel 1674 per ottenere un giardino.
I resti oggi rinvenuti sono riferibili alla seconda fase della vita del
monastero; a noi sono pervenute solo le strutture dell’ipogeo che sono
sopravvissute alla demolizione del 1674.
Si tratta di una interessante cripta con camera sepolcrale, unica nel
suo genere a Milano.
Questa era destinata alla conservazione delle spoglie dei monaci del
monastero ed è formata da un ambiente rettangolare di circa 15 metri
quadrati, sui due lati lunghi ci sono quattro panche in muratura su cui
venivano stesi i corpi dei defunti; sulla parete opposta all’entrata è
presente una nicchia con un sedile al centro del quale vi è un foro e ai
suoi lati vi sono sei sedili più piccoli con un foro al centro.
Sul sedile centrale e su quelli laterali venivano posti i corpi dei
monaci defunti seduti, il foro centrale aveva la funzione di raccogliere
i resti dei corpi agglutinati.
Il motivo decorativo era legato ai quattro elementi acqua, terra, fuoco
e cielo, probabilmente con riferimenti alla filosofia di S. Agostino con
riferimenti al libro XIII delle sue Confessioni.
Su ciò che resta delle pareti della camera sepolcrale sono venuti alla
luce affreschi raffiguranti mostri marini nell’atto di ingoiare figure
umane, verosimilmente bambini (acqua).
La panca centrale è decorata con immagini di un uomo a braccia aperte
immerso nelle fiamme purificatrici (fuoco), su un lato sono presenti
lacerti di affresco ambientati forse in mezzo alla natura (terra) e si
presume che la volta fosse affrescata con un cielo stellato (aria).
La figura di S. Agostino ricorre anche iconograficamente, su una parete
dell’aula antistante la camera sepolcrale vi sono lacerti di affreschi
raffiguranti figure antropomorfe che alcuni riferiscono al santo.
Queste immagini ci portano verso temi cari all’Antico Testamento, Giona
e la balena, tema ispiratore delle immagini più leggibili, raffigura la
resurrezione, la vita dopo la morte.
Tuttavia l’interpretazione delle raffigurazioni in questione risulta
ancora controversa ed è forse anche grazie a ciò che S. Primo esercita
un fascino particolare: è comunque indiscutibile che tali raffigurazioni
suscitino inquietudine e attrazione al tempo stesso costituendo un
unicum.
Unica testimonianza simile a Milano si trova nella cripta di S.
Bernardino alle ossa, tuttavia non si pensi che all’epoca fosse
inusuale: esempi di sistemi sepolcrali simili sono disseminati su tutto
il territorio italiano a testimonianza del fatto che questo singolare
tipo di sepoltura veniva utilizzato più spesso di quanto si creda.
Attualmente, per specifico interessamento della Soprintendenza per i
Beni Architettonici e per il Paesaggio, lo scavo è protetto da una
tettoia e sottoposto a continui interventi di manutenzione, gli
affreschi sono stati restaurati ed ora sono ricoperti da veline di
protezione, ma ancora non sappiamo quale sarà il destino di questo
singolare luogo; ci auguriamo di non essere costretti a seppellirlo
nuovamente, ci piace pensare che ci sia la possibilità di musealizzarlo
all’interno delle nuove strutture dell’Archivio di Stato in modo da
renderlo fruibile a tutti.