da Fragmenta numeroQUATTRO giugnoduemilatre
ARCHEOLOGIA E DIDATTICA
a colloquio con Barbara Greco
responsabile della didattica per la
"Società Cooperativa Archeologica"
a cura di Giulia Miccinelli
Barbara Greco, laureata in
etruscologia, ha iniziato a collaborare con la Società Cooperativa
Archeologica (SCA) quando era ancora una studentessa universitaria.
La SCA nasce nel 1994 quando alcuni laureati in archeologia, che avevano
collaborato a “Scuola Museo” (un’attività voluta dal Comune di Milano
per far conoscere agli studenti milanesi i musei della loro città, fra
cui l’Archeologico), hanno avuto l’idea di dar vita ad una cooperativa
che continuasse in forma privata questo tipo di attività. La SCA però
non si occupa soltanto di didattica nei musei e nelle scuole, ma opera
anche nel settore dello scavo archeologico in varie zone d’Italia,
sempre in collaborazione con le Soprintendenze Archeologiche competenti,
ed attualmente ha interessanti scavi in Campania.
La vostra società si occupa
soprattutto di divulgazione ma, nello specifico, che cosa intendete per
divulgazione?
La divulgazione è per noi un rendere accessibile a tutti i
contenuti specialistici, semplificando ma mai banalizzando. Si cerca di
dare l’idea del “dietro le quinte”. è importante, infatti, sottolineare
la difficoltà della ricerca, la provvisorietà dei risultati e il grande
lavoro che viene svolto dagli studiosi. Nella comunicazione alle scuole
la divulgazione museale deve integrare quella delle insegnanti, offrire
spunti di approfondimento e di verifica di quanto appreso durante la
visita in museo.
Come viene fatta la
divulgazione, che supporti utilizzate?
Innanzitutto si cerca di garantire la massima specializzazione degli
esperti, per esempio affidando ad un egittologo l’illustrazione di una
collezione egizia. All’interno delle scuole vengono proposti dei
progetti, articolati in: lezioni introduttive, uscite sul territorio e
laboratori atti a stimolare le capacità manuali e la fantasia dei
bambini. Per fare alcuni esempi, i laboratori riguardano la produzione
di ceramica, la realizzazione di un mosaico, la produzione di amuleti o
di figure mitologiche utilizzando delle matrici in gomma siliconica.
Fra i supporti che utilizziamo per la nostra attività ci sono le schede
didattiche, il cui scopo è quello di focalizzare l’attenzione sui
contenuti principali dell’intervento didattico e di proporre alcune
attività di verifica. Nell’ambito della didattica per la mostra “Egitto.
Dalle piramidi ad Alessandro Magno”, che si è svolta da dicembre 2002 a
maggio 2003 presso la Fondazione Biblioteca di via Senato a Milano, le
nostre egittologhe - dott.sse Giovanna Gotti e Federica Scatena- hanno
elaborato un fascicolo con 5 schede che approfondivano tematiche legate
alla vita quotidiana, come la moda, oppure al culto funerario o alle
scienze, come la matematica.
I supporti sono diversi a
seconda della fascia d’età alla quale sono destinati?
Certamente, come sono diversi i linguaggi
coi quali ci si rivolge alle varie fasce d’età. Sicuramente i più
piccoli amano un approccio pratico: per loro sono indicati laboratori
che prevedono attività di manipolazione, giochi di ruolo, brain
storming. Per le scuole superiori quest’anno, sempre nell’ambito delle
attività proposte per la mostra di via Senato, abbiamo sperimentato
anche la possibilità di fornire un supporto informatico. Si è proposto
un webtour che consentiva ai ragazzi di sviluppare senso critico nei
confronti del numeroso materiale disponibile in Internet: tale materiale
veniva confrontato con i reperti presenti in mostra grazie all’aiuto di
un’esperta della materia che illustrava le problematiche emerse. Con i
ragazzi delle scuole medie, invece, all’esposizione verbale si abbinano
alcune attività di verifica, certamente meno ludiche di quelle proposte
ai bambini delle scuole elementari, ma sempre capaci di stimolare la
fantasia. Per fare un esempio, dopo una visita alla sezione greca si può
chiedere ai ragazzi di calarsi nei panni dello studioso e di compilare
un facsimile di scheda inventariale; in questo modo si sviluppano le
loro capacità di osservazione.
Vi rivolgete anche ad un
pubblico adulto?
Agli adulti proponiamo spesso incontri nel fine settimana alla scoperta
di musei e di mostre, ma offriamo anche cicli di conferenze e corsi.
Queste ultime attività sono possibili soprattutto grazie a
collaborazioni come quella con l’Associazione Lombarda di Archeologia di
Milano e con alcuni CRAL.
Per lungo tempo avete
collaborato con il Museo Archeologico. Che rapporto avevate con
l’istituzione: potevate fare un programma in maniera autonoma, avevate
per così dire “carta bianca” o era il “committente” a darvi delle linee
guida?
Il rapporto è sempre stato di sinergia. La proposta didattica veniva
costruita come miglioramento di un’offerta base imposta dalla gara
d’appalto con la quale il Museo Archeologico seleziona la Società che
cura i servizi didattici. Le nostre proposte, nate in maniera autonoma,
venivano però sempre sottoposte all’approvazione della Direzione del
Museo, che le ha sempre approvate e ben accolte.
Siete voi che vi proponete o
sono le istituzioni che vi chiamano?
Tendenzialmente siamo noi a proporci ma negli ultimi anni, essendo ormai
inseriti fra le ditte accreditate in diverse Soprintendenze
Archeologiche e presso musei locali, non sono mancate occasioni in cui
siamo stati invitati a partecipare a gare anche prestigiose. Forse, con
un po’ di immodestia, si può dire che anche con strutture private come
la Fondazione di via Senato si è instaurato un rapporto di fiducia per
cui si può sperare di venire contattati in futuro.
Se uno volesse intraprendere
la carriera nell’ambito della divulgazione archeologica che studi
dovrebbe fare?
Da un punto di vista formale per fare i divulgatori nell’ambito dei Beni
Culturali è necessaria una laurea attinente ma esistono anche corsi che
rilasciano diplomi post laurea specifici sulla didattica museale e sulla
didattica dell’antico come quelli attivati dall’Università di Roma Tre e
dall’Università di Ferrara; esistono poi anche corsi e master
organizzati di solito a livello locale dalle Regioni. Tutti i soci della
SCA sono laureati e alcuni hanno conseguito specializzazioni anche nella
didattica museale.
La SCA offre ai propri operatori didattici un corso di formazione
interna che, accanto a testi di approfondimento, prevede una parte di
tirocinio durante la quale si affiancano gli operatori esperti per
capire come ci si deve rapportare con le varie fasce di età. A questa
fase segue la verifica durante i primi itinerari didattici condotti per
testare - oltre al contenuto - i comportamenti ed il linguaggio adottato.
In questo lavoro la preparazione scientifica - che è assolutamente
fondamentale - non è però sufficiente, bisogna avere anche la capacità
di interagire col pubblico.
È
un lavoro che permette di mantenersi?
Con molta fatica perché non tutti hanno chiaro il grande impegno
organizzativo e i costi che una cooperativa/società/associazione deve
sostenere per una buona gestione didattica. Per la nostra cooperativa la
salvezza viene dalla varietà dei lavori che i soci svolgono oltre alla
didattica (scavi archeologici, ricognizioni, catalogazione). Sicuramente
per quelli che si occupano solo di didattica museale, l’attività risente
soprattutto della stagionalità del lavoro legata al periodo scolastico.
Durante gli ultimi anni la
nostra associazione ha riscontrato un calo di interesse da parte
dell’adolescente nei confronti della cultura in genere e
dell’archeologia in particolare, vorrei sapere se anche voi avete
riscontrato tale calo?
Si, lo riscontriamo perché nelle iniziative rivolte ad un pubblico
generico, e promosse a mezzo stampa, sono del tutto assenti adolescenti
e giovani, mentre i più interessati, i più attenti ed interattivi sono i
bambini e gli anziani. Il dato è evidente anche analizzando il pubblico
scolastico dove colpisce la forte distanza numerica fra le scuole
elementari e le scuole superiori.
Ciò potrebbe dipendere in parte dalle politiche scolastiche, in parte
dalla ricchezza delle offerte sui temi più differenti che arrivano agli
insegnanti ed in parte dalle problematiche tipiche della fascia d’età,
che percepisce tutto ciò che riguarda l’antichità come troppo lontano
dalla vita quotidiana. Probabilmente bisogna pensare a nuovi tipi di
approccio per far riscoprire il mondo antico in chiave più attuale e in
quest’ottica l’attività proposta per la mostra di Via Senato può forse
essere un valido esempio.