da Fragmenta numeroSEI febbraioduemilaquattro
RECENSIONE A VALERIA MONTALDI "IL SIGNORE DEL
FALCO"
di Paolo M. Galimberti
Milano 1243: mentre il Comune e la seconda Lega
lombarda stanno affrontando la lotta con l'imperatore Federico II, e il
palazzo del Broletto è meta di ambasciate e rapporti diplomatici
pertinenti alleanze e spionaggi, riemerge un efferato delitto avvenuto
diciassette anni prima e rimasto impunito. Abati e badesse, sicari e
inquisitori, cavalieri e ragazzi innamorati, fattucchiere e medici,
ammalati e criminali, lo stesso imperatore, sono protagonisti e
comprimari della caccia al colpevole in una vicenda dai risvolti
"gialli" e "rosa". Al centro della vicenda sta fratel Matthew, già
protagonista di un precedente romanzo della Montaldi Il mercante di
lana, spintosi dalla lontana Inghilterra fino a Milano; il quadro è un
Medioevo insieme storico e fantastico dove tutto può accadere e visioni
e profezie sortiscono effetti reali.
Il romanzo storico per eccellenza della letteratura italiana, i Promessi
Sposi, è ambientato a Milano, mentre è la Milano medievale a fare da
sfondo ai romanzi di Cesare Cantù Margherita Pusterla e di
Giovanni Battista Bazzoni Il Castello di Trezzo; per non parlare
della Canzone di Legnano o dell'Adelchi! Con il XX secolo
purtroppo pare che la vena si sia inaridita e che i secoli di mezzo
della nostra città abbiano perso di fascino. Ad onor del vero il
problema non è solo milanese, dato che, ad eccezione del celeberrimo
Nome della Rosa e dei godibilissimi romanzi di Laura Mancinelli (ad
es. I dodici abati di Challant, Il miracolo di santa Odilia),
parrebbe che solo il mondo anglosassone sia in grado di offrire
un'ambientazione medievale accattivante.
Accogliamo quindi con favore questa prova letteraria che - dobbiamo
confessare - abbiamo inizialmente affrontato con atteggiamento critico,
pronti innanzitutto a cogliere l'inesattezza o lo scivolone storico.
Effettivamente, qualche stonatura non manca: così ci sono parse strane
le stoviglie di coccio, il descrivere i sintomi dell'herpes zoster per
il "fuoco di sant'Antonio" quando nel Medioevo questo indicava
l'ergotismo (causato dall'ingestione di segale cornuta), il fare qualche
confusione tra l'Ospedale del Brolo e l'Ospedale Nuovo, anteporre
nell'attività di uno scriptorium la miniatura alla stesura del
testo.
Anche la vicenda si serve di sviluppi improbabili o situazioni non
credibili come l'imperatore in incognito, come per i ragionamenti
espressi e la sensibilità ecumenica sono assolutamente moderni e
impensabili nel medioevo, così pure è gratuito uno scrupolo che ci pare
di cogliere di "political correctness" (il bambino saraceno, la ragazza
disabile, il medico ebreo, il frate inglese...). Infine narrazione e
caratteri psicologici dei personaggi non possono essere certo paragonati
a quelli di Manzoni.
Però, poi, si deve riconoscere che il quadro è essenzialmente esatto e
c'è uno scrupolo di correttezza storica; soprattutto il libro ha il
merito di collocare la vicenda in un preciso contesto storico,
valorizzando la presenza e l'attività di ospedali e di monasteri, la
vita quotidiana di un periodo tra i più splendidi per la città, i
fermenti religiosi - talvolta eterodossi - sempre presenti nello spirito
cittadino... insomma quella città che amiamo leggere in Bonvesin della
Riva (De magnalibus Mediolani - Meraviglie di Milano). Così apprezziamo
alcuni particolari come lo stendardo rosso per Porta Romana, le
strutture in legno all'interno delle fortificazioni, la pena per i
bancarottieri.
Ci si può quindi tranquillamente abbandonare alla lettura. Chi si
appassiona per i romanzi godrà dell'intreccio e della storia d'amore.
Chi è affezionato a Milano apprezzerà i riferimenti a una geografia
scomparsa di cui sopravvivono solo pochi toponimi e rari frammenti
architettonici. Chi ama il Medioevo, sarà soprattutto solleticato ad
approfondire gli aspetti delle eresie e della repressione delle medesime
e in particolare le vicende di Guglielma richiamate nel libro. Costei,
venerata come santa, fu processata nel 1300 sei anni dopo la morte
(sic!), condannata come eretica e bruciata sul rogo, almeno quel che ne
rimaneva (M. Benedetti, Io non sono Dio. Guglielma di Milano e i Figli
dello Spirito Santo, Milano 1998; M. Benedetti - G.G. Merlo, Milano
1300, Milano 1999).